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Zauli Carlo

Trattaviva privata + 39 3474670115

" Zolla "
scultura in bronzo lucido
dimnsini cm. 25x37x30
 esemplare 1 di 3

BIOGRAFIA

Carlo Zauli

Faenza 1926  - 2002.


Considerato indiscutibilmente uno dei ceramisti scultori più importanti del novecento.
Dopo aver vinto negli anni cinquanta i principali riconoscimenti dedicati all’arte ceramica, i primi anni sessanta lo videro evolvere verso un’interpretazione marcatamente scultorea, anni importanti dove matura il proprio linguaggio artistico, intriso di atmosfere informali intrecciate ad una armoniosa ma dirompente “naturalità”: sono gli anni di un crescente successo internazionale.


Dal 1958, anno nel quale sono realizzati i grandi altorilievi per la reggia di Baghdad e il Poligrafico di Stato del Kuwait, vede la propria fama crescere continuamente, fino a spingersi, tra gli anni settanta ed ottanta, a tutta l’Europa, il Giappone, l’America del Nord, dove realizza esposizioni e colloca opere in permanenza.
Le sue opere sono presenti oggi in quaranta musei e collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Zambelli Evaristo

Trattativa privata + 39 3474670115

" Mascherina veneziana "
 scultura in bronzo patina del tempo
diemensioni cm 34x 11x 14, anno 1920
Realizzata in 8 esemplari

BIOGRAFIA

Buenos Aires 1889
Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
Italia.Scultore, pittore di scene di genere, di figure, di nature morte. Attivo Buenos Aires e in Italia.
Presenze in :
1939,Bergamo,Premio Bergamo I - X Sindacale.

Pomi Alessandro

Trattativa privata  + 39 3474670115

" Putto "
scultura in bronzo patinato
dimensioni cm 25x9 x9
realizzato in 8 esemplari

BIOGRAFIA

Pomi Alessandro

(Mestre 1890 - Venezia 1976)

allievo di Ettore Tito all’Accademia di Belle Arti di Venezia e successivamente completa gli studi a Monaco di Baviera e Roma.

Fu del 1910 la sua prima esposizione a Cà Pesaro e due anni dopo è alla Biennale di Venezia dove ritorna negli anni 14, 22, 24, 28, 30, 32, 34, 36, 40, 42, 48.
Partecipò a varie mostre in Italia ed estero (Pittsburgh, Londra, Buenos Aires, Monaco di Baviera, Milano, Venezia, Treviso, ecc.). Tra i molti lavori figura la grande pala d’altare realizzata a Sidney ed i dipinti della via crucis per il Duomo di Treviso.
Gugliemo Gigli scrisse: “... tese sempre a rifuggire le spinte dei rinnovamenti avanguardistici, preferendo lavorare sulle “proprie” scelte e sulle “personali” convinzioni sulla necessità di non allontanarsi mai dai problemi della “tecnica della pittura”, così come gli aveva insegnato Ettore Tito che gli era stato maestro.
Risultò pertanto inevitabile che nella contrapposizione tra l’avanguardia di Cà Pesaro ed il gruppo del Circolo Artistico del Ponte della Paglia (siamo attorno al 1920) fosse dalla parte del secondo con Lino Selvatico, con Cosimo Privato, con Umberto Martina.
Pomi, insomma, guardava con troppo sospetto alle innovazioni delle nuove proposte per accettare un Sironi o un Carrà e per non dire di quel De Chirico che rappresentò il momento più traumatizzante di rottura con la tradizione”.

Mascherini Marcello

Trattativa privata  + 39 3474670115

" il Coro "
scultura in bronzo, patina del tempo con tracce dorate
diemensioni cm. 53 x 24 x 10

BIOGRAFIA

Marcello Mascherini

(Udine, 14 settembre 1906 – Padova, 19 febbraio 1983)

è stato uno scultore e scenografo italiano.



Biografia:
Nacque da Maria Luigia Mascarin e da padre ignoto il quale non lo riconobbe alla nascita. Dopo una permanenza di quattro anni a Fagnigola di Azzano Decimo, nel1910 si trasferì con la madre a Trieste; durante la prima guerra mondiale fu profugo a Isernia. Tornò a Trieste solamente nel 1919 alla fine della guerra. Nella città giuliana egli intraprese la strada dell'arte , in particolare quella della scultura nelle sue più svariate forme, frequentando la Scuola per capi d'arte dell'Istituto industriale "A. Volta", dove si formò con Alfonso Canciani e poi con Franco Asco.Presso lo studio di quest'ultimo poté sviluppare un linguaggio più personale, lontano dalla formazione accademica che aveva inizialmente ricevuto.
Scrivendo di lui il poeta Alfonso Gatto, che gli fu amico sincero, ricorda che:
«questa condizione di autodidatta e di solitario lo costringe ad un più duro lavoro, a smarrimenti e a faticosi recuperi persino a esperienze ormai esaurire da altri; ponendolo in continuo confronto con se stesso e nella necessità di dovere contare soltanto sulle proprie forze, ne è favorito così il definirsi della sua persona»
Si diplomò nel 1924, e dopo una prima mostra nel 1925 con alcuni gessi al Circolo artistico di Trieste, nel 1936 espone a Vienna, Budapest, Berna, Lienz, Sydney, Parigi, New York e San Francisco. La sua attività culminò con il conferimento del premio unico dell'Accademia d'Italia per la Scultura da parte di Mussolini (1940).
La sua intensa attività proseguì anche dopo la seconda guerra mondiale. Va ricordata anche la sua carriera da scenografo, iniziata nel 1948 e intensificata dopo un soggiorno a Parigi nel 1951 dove conobbe Boris Vian e Jean-Louis Barrault.
Nel 1980 gli è stato conferito il premio San Giusto d'Oro dai cronisti del Friuli Venezia Giulia.
Eccelle nella figura umana e particolarmente nel ritratto, di lui dice: Quando mi accingo ad un ritratto, vengo sopraffatto dal mistero psicologico che naturalmente mi si rivela attraverso una comprensione plastica del soggetto. Ebbe inoltre fortuna come decoratore di navi, esordendo con i profili bronzei del Duce e del Re per la Victoria I (1930). Una sua opera: un leone in bronzo, venne collocata ai lati dell'ingresso della "Torre Littoria" di Carbonia al momento della sua fondazione, nel 1938. L'opera scomparve subito dopo la guerra, presumibilmente attorno al 1943, e se ne è persa ogni traccia.
Bibliografia:
 Cristina Beltrami, MASCHERINI, Marcello, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. URL consultato il 10 ottobre 2011.
    Marcello Mascherini, Lettere 1930-1982, a cura di Massimo De Sabbata, Torino, Umberto Allemandi, 2008
    Luciano Padovese, Giancarlo Pauletto, Mascherini: cento disegni, Pordenone, Edizioni Concordia 7, 1996, pp. 31
    Roberto Curci, Civilissimo e barbaro. Marcello Mascherini scultore, Torino, Umberto Allemandi, 2005

Icard Honorè

Trattativa privata + 39 3474670115

Daride davanti Saul
scultura in bronzo patinato
firmato Honoré Icard

 

BIOGRAFIA

Honoré Icard, né à Tourtouse (Ariège) en 1843 et mort à Saint-Germain-en-Laye (Yvelines) en avril 19171, est un sculpteur français.BiographieIl commence comme apprenti chez un ébéniste-sculpteur à Saint-Girons (Ariège). Il travaille ensuite chez un ornementiste de Clermont-Ferrand, ville où il obtient en 1869 un premier prix de sculpture à l'école des Beaux-Arts. Lors de la guerre de 1870, il est fait prisonnier à Prague. Libéré, il souhaite rejoindre Paris pour achever sa formation et étudie à l'École des arts décoratifs. Il y suit l'enseignement d'Aimé Millet et d'Auguste Dumont. Il travaille à la manufacture de Sèvres de 1892 à 1908.
Il se marie à quarante neuf ans avec la sculptrice Francine Ducrot. Signant Ducrot-Icard, ils travailleront en parallèle sur leurs œuvres à partir de la toute fin du XIXe siècle.Installé depuis de nombreuses années à Saint-Germain-en-Laye, il y meurt dans son château en 1917.À Paris, il aura été un habitué du Salon de peinture et de sculpture, où il participa chaque année, de 1875 (date où il devient membre de la Société des Artistes Français) à 1913. Il y fut membre du jury à plusieurs reprises.
Fils unique, n'ayant pas eu d'enfants, son unique descendance connue à ce jour est une ancienne famille aristocratique2 ayant bâti une fortune considérable dans l'immobilier et la viticulture au lendemain de la guerre d'Algérie. Expulsée du territoire français par Napoléon III pour "soutien à la République", toutes poursuites improbables de par son rang (noblesse d'Ancien Régime, maison anoblie à nouveau sous l'Empire de Napoléon I), cette famille se distinguera longtemps comme l'une des familles de pieds-noirs les plus riches jusqu'à la fin de l'Algérie française où elle s'était vue exilée. Leur fortune refaite et leurs terres métropolitaines récupérées — expropriées depuis 1869 — ils décident d'acquérir vingt-neuf œuvres en 1978 pour soixante millions de francs dont l'œuvre Le duc de Luynes. Aucun individu lié par le sang à Honoré Icard n'est connu sur la période 1917-1965. En effet les membres de cette famille établis en Normandie et à Paris désormais, portent toujours le même patronyme que l'artiste et possèdent à eux seuls plusieurs dizaines d'œuvres du sculpteur rachetées à des musées de France et d'Europe. L'écrivain Renaud Icard est l'un de ses cousins.