Ulpiani Lorena

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Trattativa privata  + 39 3474670115

" astratto"
tecnica mista su tela
dimensioni cm.  60 x 50

BIOGRAFIA


Lorena Ulpiani, marchigiana d’origine, padovana d’adozione. Figlia di una pittrice, studia lettere con indirizzo artistico, laureandosi all’Università di Verona. Giornalista professionista, lavora come cronista per oltre 20 anni ma non abbandona mai i colori. Viaggia molto: città d’arte e non solo.

Appassionata di locomotive a vapore, entra in contatto con la creatività europea più isolata e più autentica. Il suo interesse per i diritti umani, negli anni ’90, la portano a lavorare, come giornalista, per i Cree, autoctoni del Nord del Quebec. Affascinata da sempre dal linguaggio geometrico, nel Grande Nord, ne studia gli aspetti legati al colore. Così come li studia in tanta arte sacra, dall’Europa alla Cina, al Tibet.
La svolta, da una pittura intesa come dialogo con se stessa all’ingresso nel mercato, arriva quasi per caso nel 2011 con la prima personale, a Cortina d’Ampezzo (Bl). Nel 2012, aderisce alla piattaforma del Metaformismo, di Giulia Sillato. In tre anni espone, con personali o in collettiva, da Londra a New York, da Vienna a Parigi, da Montecarlo a Roma, a Barcellona. Le sue opere entrano in collezioni private e pubbliche, in Italia e all’estero.
E nel 2014, la decisione più impegnativa: la sospensione dell’attività giornalistica, per dedicarsi l’arte. Nel 2015, concentra gli impegni sulle personali a partire dalle Marche, per chiudere a Padova. Studia l’affresco con il maestro Vico Calabrò e arricchisce l’olio con polveri di marmo e inserti in smalto. Lo scorso novembre, dà vita a 99Quanti - Gruppo di ricerca su arte e meccanica quantistica, sposando il pensiero del sociologo Gian Paolo Prandstraller, sulla necessità di un rinnovo della visualizzazione.

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Taverna Attilio

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Trattativa privata + 39 3474670115

" Ricostruzione le Decostruzioni"
olio  su tela
dimensioni cm.  120 x 110

 BIOGRAFIA

L’itinerario di Attilio Taverna prende avvio, nei primi anni ’70, nell’ambito dell’astrazione, e approda, dopo alcuni passaggi di impronta costruttivista, percettivista e minimalista, negli ultimi anni ’80, alla raffigurazione di fenomeni fisici essenziali, come quelli indagati dalla meccanica e dalla fisica quantistica. Fondamentale per la ricerca di Taverna è stato, dopo gli studi di economia e l’Accademia di Belle Arti a Venezia, l’incontro con l’esimio professor Dino Formaggio, allora docente di Estetica all’Università di Padova, che molto apprezzava il suo lavoro. Con lui inizia un percorso teoretico che lo vedrà impegnato alcuni anni nell’Istituto patavino e poi in quello di Reggio Emilia.

 

Seguirà un lungo soggiorno a Parigi, quindi negli Stati Uniti, e la pubblicazione, nell’1989, dello studio Ricognizione per un’ipotesi di forma. Espone in varie città d’Italia e Germania e inizia la collaborazione con un’importante Corporation statunitense attiva sul mercato americano dell’arte contemporanea. Diversi i riconoscimenti estetici e scientifici ottenuti in ambito internazionale: nel ‘98 Taverna vince il concorso per la copertina della rivista Trends in Neurosciences dell’Università di Cambridge (UK) e nel 2004 per la copertina degli Atti del Congresso Internazionale di Matematica e Geometria Frattali 2004 tenutosi a Vancouver. Nello stesso periodo, la rivista scientifica newyorkese internazionale Chaos and Complexity Letters del gruppo editoriale Nova Scientia, NY, USA pubblica un suo articolo La natura della spazialità e il suo enigma, per un’esperienza estetica della pittura. Sue interviste teoretiche saranno pubblicate ancora nella rivista ufficiale di Filosofia Estetica dell’Università del Québec e del Dipartimento di Filosofia dell’Università Statale di Milano, nella rivista Mathesis dell’Università di Torino…Tiene lezioni in università italiane e straniere.Attraverso una ricostruzione della forma basata sui percorsi vettoriali della luce nello spazio-tempo, Attilio Taverna approda alla visualizzazione di fenomeni fisici essenziali, come quelli indagati dalla meccanica quantistica e dalla teoria del caos. Il risultato sono opere di straordinario impatto visivo che insistono di volta in volta sulla rottura di simmetria, sulle germinazioni in termini coloristici e luministici delle figure geometriche semplici, sulla trasparenza percettiva; e ancora sulla complessità e sul caos, inteso come creazione infinitamente mutevole di forme, sulla visualizzazione di algoritmi, sulla luminosità aperiodica… Il tutto sempre concepito come esplorazione della luce nell’ambito dell’universo non visibile. L’esperienza di Taverna, incorporata in opere di notevole impegno formale, sostenute da una profonda conoscenza della fisica contemporanea, dell’astronomia, dell’estetica, della filosofia e della pittura, non solo propone un originale orizzonte di indagine, ma costituisce anche importante stimolo all’elaborazione di inedite categorie estetiche, in un momento in cui l’arte contemporanea è alla ricerca di nuove direzioni Da “TAVERNA DE-COSTRUZIONE”,  Bassano del Grappa  4 novembre 1989 Presentazione di Dino FormaggioLa storia della pittura di questo secolo è stata, in gran parte, la storia di molteplici e multidirezionali "Astrattismi", tanto che nessuna forse delle categorie estetico-programmatiche ha vibrato, nella cultura contemporanea, con valenze più diverse e persino in se stesse contradditorie.Non v'è dubbio che è segno di interna ed accesa vitalità che una categoria - logica o artistica che sia - si presenti con vaste zone di plurivalenze significative ed interne tensioni di contraddittorietà compresenti.Storicamente, l'Astrattismo si biforca già nei primi decenni del secolo come è noto, dividendosi in Astrattismo sensibilistico, preso dentro nelle curve musicali e negli accenti virgolati, tutti vibranti e sensitivi, di un Kandinskij, oppure anche e per certi versi (ma su ben altri registri di vissuti) di un Klee, da una parte; e, dall'altra parte, un Astrattismo geometrico puro e platonizzante, dove l'idea è decisamente matematizzante e iperuranica (e perciò stesso antisensibilistica) quale emerse nella scuola olandese di "De-Stijl", che soprattutto con Mondrian, fin dagli anni '10, aveva posto le basi di quelle nuove espressioni neoplastiche che dovranno fare, in pittura come in architettura, il giro del mondo lungo tutta la prima metà del secolo e oltre.Tuttavia, all'uscita della seconda guerra mondiale, a partire dagli anni '50, tra le frantumazioni programmatiche dei manifesti e dei programmi estetico-artistici, un po' dovunque vennero emergendo violenze protestatarie oppure anche apatiche indifferenze, più distruttive delle stesse violenze, le quali operavano con ogni genere di mezzi nelle comunicazioni di massa, compiendo sempre più tecnologiche e più rapide ed effimere irruzioni di bombardamento sulla confusione delle idee e del gusto. Cosicché anche l'Astrattismo, come pure la sua antitesi pendolare il Figuratismo più o meno naturalistico o espressionistico, cominciarono insieme, quasi nella mescolanza dello stesso abbraccio mortale, a subire fierissimi colpi, senza peraltro che si capisse (o si potesse intravvedere) dove si poteva con qualche evidente ragione andare a parare, o quale alternativa prospettica si potesse culturalmente proporre.La storia dei movimenti della pittura frattanto aveva debitamente attraversato - com'era nella logica delle polarizzazioni estreme ed estremistiche - i territori minati dell'antipittura, fino a tentare voluttuosamente e razionalmente le soglie lucenti e deserte della morte dell'arte pittorica, ossia della morte del quadro e dell'operare in esso e con esso. Se questo è, in rapidissima sintesi, il senso generale del cammino della pittura nel nostro secolo, oggi, giunti ormai al suo tramonto, che sempre più appare come il tramonto di un'intera epoca, si potrebbe dire - ed è grave - che tutto ha ragione e niente ha ragione di tutto quello che nel campo attuale dell’operare pittorico si presenta e si offre a giudizio.Per cui lo stesso concetto di valore è entrato in crisi, si è relativizzato come forse mai è successo, merito e danno della crescente confusione culturale in cui ci siamo trovati immersi.Così avviene che un "astrattista" come Attilio Taverna, si trovi a lottare duramente per aprirsi una via che, nel superamento di certe "impasses" che ostacolano l'avanzare nel nuovo, desse luogo a qualche chiara, ritrovata certezza.Il conflitto che egli porta dentro è, quindi, alla sua radice, quello, che appartiene alla lunga storia dell'uomo, tra ragione e sensibilità. Affidarsi subito e tutto alla ragione è dapprima il partito più rassicurante. - Ma a quale "ragione"? - Ragione è un termine vasto e apparentemente di semplice definizione (come ogni cosa avvicinata in superficie), ma terribilmente anch'esso vasto e contradditorio nel mondo moderno e sempre più ai nostri giorni, specialmente dopo che Hegel ne aveva disegnato l'interno movimento contradditorio come quello di una ragione della ragione e della non ragione ..Per cui una trionfante negazione ha invaso ogni antico pacifico regno nel nostro tempo; ed ha sconvolto la sicurezza di molte matematiche certezze nei vari campi delle scienze e delle arti. E poiché la vivacissima esigenza di sistemazione culturale di Taverna non ha mancato di guardarsi attorno, di andare a interrogare le grandi trasformazioni paradigmatiche che sono oggi in atto nella scienza come nell'arte, i movimenti dialettici delle potenze razionali del negativo non potevano non entrare nel suo operare.La sua pittura, allora, nata nella sua stagione matura come immaginazione costruttivista, in seguito, avvertita dei limiti di un certo costruttivismo geometrizzante - percettivista, si adoperò con intensa ricerca graduale e senza clamorose rotture, ad uscire dalle strettezze ripetitive che stavano in agguato e si risolse ad aprire il varco non solo alle dissimetrie oblique e indirezionate, e quindi agli equilibri più dinamici ed instabili (a quelle rotture formali che Taverna chiama "ambiguità"), ma ad un nuovo piano di ricerca che io definirei, al limite, come un "passaggio alla fisica". - Mi spiego: guardando le ultime opere di Taverna si può facilmente capire come egli sia spesso stato affascinato dalle scienze e soprattutto dalla fisica, in particolare (non certo con la pretesa di qualche diretta e consapevole traduzione della scienza in pittura) dalla termodinamica.Non so fino a dove una lettura di questo genere sia azzardata, ma certamente, in un largo discorso analogico, è possibile leggere in quei campi diagrammati di energie congelate che sono opere di pittura come queste, una presenza molecolare diversamente strutturata e ordinata delle particule spaziali, dove è più che evidente una disposizione di stati (della materia o dell'immagine?) che richiamano tipologie che in termini di termodinamica si definiscono come strutture ordinate a entropia debole (come i cristalli e i loro sistemi assiali) nelle quali domina l'energia, o ancora ed all'opposto, stati dove è l'entropia a dominare (come nei liquidi o nei gas) e quindi il disordine molecolare.Va ripetuto che non sappiamo certamente fino a dove questa ipotesi di lettura rimanga valida, ma non è necessario spingerla troppo in là per assumerla come chiave interpretativa di questi mondi atomici e subatomici di linee direzionali e assiali diversamente ordinative, di campi energetici spaziali che appartengono al regno delle immagini. Tanto più poi se si pensa che in una scienza probabilistica dei corpi micro o macro cellulari anche le immagini sono corpuscoli e corpi che possono e debbono essere descritti e trattati in una fisica allargata. Altrimenti non sapremmo, se non sbaglio, vedere e comprendere, al di là del semplice gustare linee e colori (a volte preziosi, come qui si può vedere) il senso più riposto di queste opere; le quali, in quanto modelli più o meno analogici di modelli termodinamici come possono esser letti, dovrebbero rimanere quanto di più lontano (secondo quel che Prigogine afferma) dalla "natura vivente". Ma certo non è così per le opere di Taverna. Le quali portano dentro continuamente, e sempre più nel loro progredire, il respiro, l'ansito, la gioia e il canto del "vivente" cercato e corporeamente gettato avanti nel tempo progettuale.Del resto, è ben noto a tutti come non solo da oggi il difficile rapporto antagonistico - forse troppo spesso antagonistico - tra il razionale e l'irrazionale abbia investito l'intero movimento del nostro secolo, fin dai suoi inizi.Che si può dire allora, oggi, dei tentativi sempre più frequenti e su svariati registri di una uscita della pittura dallo stretto razionalismo, senza per altro che vada perduto il senso e il valore della ragione ordinativa?Se bisogna reperire gli orizzonti di quel più ampio modello hegeliano, di cui, s'è detto, di una ragione che si spinge fino a comprendere in sé la non-ragione (che può essere la più folle immaginazione come anche l'eruzione del sensitivo vivente), allora anche l'illusione di una uscita razionalistica di tipo scientifico-geometrico e tecnologico insieme, se si vuol disvelare in un concreto e solido superamento, se si vuole attuare nei termini di una cultura attuale, infine, in altro modo non potrà porsi, mi pare, se non nei modi e nel tempo in cui le strutture della razionalità costruttivista si saranno talmente affinate e alleggerite da giungere fino a nientificarsi in una più o meno ironica decostruzione dei propri interni moduli. Poiché solo allora potranno sorgere ai nuovi orizzonti o lievitare dal di dentro le "Immagini", proprio di quelle immagini del regno delle Madri di cui parla Goethe, che non hanno corpo e concretezza corporea individuale e reale, ma pure operano come grandi schemi ideali di Bellezza che sfidano l'impossibile.È propriamente questo mondo riconquistato delle immagini nella discesa al regno delle Madri e fatte trasparire sulle ultime strutture nullificate di una Ragione senza senso e senza passione che può, a mio avviso, disegnare il movimento di una potente e più ampia ragione fatta più che ragione, dove non è più mero astrattismo o grezzo naturalismo più o meno scientista, ma ancora Vita, vita ritrovata di là dai facili o troppo saputi schematismi e balzata fuori dalla loro stessa nullificazione dinamica.In un periodo di profonda crisi agli inizi del secolo - per una crisi forse non dissimile dalla nostra di fine secolo già nel 1918 Bloch, il filosofo dell'Utopia e della Speranza, parlava della necessità impellente del ritrovamento di una nuova vita, ma da intendersi come vita "formata, costruita, dominata, condotta alla decisione, irradiata dal razionalismo dell'irrazionale",-Attilio Taverna è su queste strade.Così, anche se si possono capire certe difficili letture o accettazioni degli astrattismi dei segni di tipo idealistico o concretistico, non si può fare a meno di riconoscere e spesso anche gustare con fine palato la silenziosa musica che questa pittura di Taverna continua ad emanare proprio per questo danzare ritmico di linee e di spazi, e come tutto ciò possa avvenire a volte in uno Strawinskiano e dionisiaco sacro mistero della Primavera, a volte nell'affollarsi giocoso ed esplosivo di un multicolore Carnevale, e, a volte ancora, nelle tenui monocromie dei neri e dei grigi fondi di qualche alto Notturno, romantico o addirittura Bachiano.Certo ancora, qui, due mondi si escludono e si cercano: ragione e sensibilità.Ragione e sensibilità, cioè forme e regole, sintassi categoriali di un “esprit de geometrie" e, fuse insieme, vibrazioni intuitive corporee sensi e sentimento del colore, il cui canto Taverna introduce in tempi più recenti con sempre maggiore splendore, dopo precedenti rigori monocromatici come espressione di un sottile "esprit de finesse” . Due mondi che non si vogliono alternativi, ma, ora, in armoniosi incontri e funzioni.Così noi vediamo comparire, dentro o sopra o attraverso le rigide inquadrature spaziali della linea retta, i ritmi varianti e vibrati della curva, a partire da un loro primo apparire sul piano delle rette, quasi timidamente, con quel loro lieve volteggiare che pare accennare a un primo passo di danza, La curva sopra la retta, cioè il vitale e l'esistenziale sopra la gabbia dell'intelletto scientifico.Ricerca di sintesi, di più completa totalità, dove le linee, come fughe di prospettive e di appezzamenti territoriali, aprono paesaggi di festosa gioia e di ombrate malinconie con luci e suoni di musicali colori. Con il che si finisce anche per comprendere quanta ragione avesse il genio di Goethe, quando parlando, nel Faust, della creazione artificiale del fragile Homuncolus (composto dentro alla fiala in un vitreo sistema di equilibrio) diceva: "Das ist die Eigenschaft der Dinge; Natürlichen genügt das Weltall kaum; Was Künstlich ist, verlangt geschlossnen Raum".Che è quanto dire che è proprietà delle cose che a quelle naturali sia appena sufficiente il mondo intero, mentre quelle artificiali o artistiche vogliono uno spazio chiuso. La difficile dialettica tra i due piani sistemici del disordine aperto della vita naturale, con le sue improbabili curve e dissimetrie, e le strutture cristalline geometriche con le loro forme di ordini lineari e ideali, questa è dunque una antica e improbabile sfida di sempre dell'uomo che l'artista non cessa dal ridire e dal ritentare ogni volta daccapo. Come anche qui si viene gloriosamente dimostrando.Dino Formaggio

Stella Andrea

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Trattativa privata  + 39 3474670115

BIOGRAFIA

ANDREA STELLA


Nato a Firenze nel 1950 da famiglia di origine greca. Attualmente vive e lavora a Bibbiano nel Comune di Pelago.
La sua arte  è  figlia di due culture e in essa si fondono gli ori e i colori greco-bizantini con le armonie del Rinascimento italiano.
Studia profondamente la “materia”, ricavandone risultati straordinari, con elaborazioni originali.


Inconfondibili e asessuate, le neo-figure delle sue composizioni vagano in mondi fantastici e giardini paradisiaci, in paesaggi arcaici che respirano aria nuova e annunciano una rinascita.
Sono opere che sembrano possedere vita propria e cambiano sotto gli occhi di chi guarda, ora mandando bagliori di luce, ora rifulgendo di calore dorato.
L’artista è conosciuto e apprezzato da molti anni negli Stati Uniti, ha effettuato mostre in Texas, New York, Louisiana, Hawaii, Colorado, Florida, California. Da qualche anno, in California a Carmel, bellissima città sull’oceano meta di turismo e di cultura, e a Palm Springs esistono sue mostre permanenti.
Molti dei suoi collezionisti risiedono in America e in varie città d’Europa.
In Italia hanno avuto ottimo successo di critica le innumerevoli mostre organizzate da importanti Gallerie d’Arte.
Fra le maggiori performance è l’ultima esposizione “Canti e Incanti” svoltasi a Palazzo Medici in Firenze, esportata in forma  itinerante in varie città degli Stati Uniti (Summer 2014 e 2015).

Taglioni Alessandro

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Trattativa privata  + 39 3474670115

" Tre Stesure Tre Strutture secondo il futuro per l'avvenire"
olio su tela
dimensioni cm.  100x 100 , anno 2011

BIOGRAFIA

Alessandro Taglioni è nato a Macerata nel 1958. La sua formazione prende avvio nel Veneto: a Padova frequenta il Liceo Artistico, un corso di restauro e una scuola di grafica. A Venezia studia con il maestro Emilio Vedova, nel corso di pittura all’Accademia BB.AA. Alla Summer Accademy di Salisburgo, fondata da Oskar Kokoschka, lavora con il maestro José Ciuha.

A Salisburgo espone per la prima volta nel ’74. Seguono altre personali e importanti collettive in Italia e all’estero. Nell’84 la sua ricerca artistica e culturale lo porta a Milano. Approfondisce la sua esperienza con i viaggi, la visita a musei e opere d’arte, la collaborazione con una piccola casa editrice indipendente, grazie alla quale entra in contatto con artisti e intellettuali di ambito internazionale. Lo appassiona lo studio dei classici e, in particolare, del Rinascimento e dell’Ottocento italiani.
L’interesse dell’artista è costantemente rivolto alla pittura, nella quale opera con le tecniche tradizionali e nuovi media come il digitale (ambito nel quale è stato un precursore). Pittura come linguaggio e come ritratto. Pittura come scrittura. Questo il terreno di indagine, sorretto da un’incessante elaborazione intellettuale.Il colore e la luce sono gli elementi in gioco per formulare alcune ipotesi d'invenzione, anche a partire dalla lettura dei maestri del Rinascimento: per l'approdo a un'altra scrittura, al ritratto e al paesaggio, costituendo una geografia dell'irrappresentabile e dell'insignificabile. Per affermare una pittura e una scrittura distanti dalle correnti postmoderne, dal nichilismo e dal concettuale, che hanno improntato tanta produzione del '900 e non solo. L'opera di Taglioni testimonia che l'arte può reinventare il suo linguaggio e la sua attualità.